Elaborazione del lutto

Il lutto è la condizione esistenziale che viviamo dopo la perdita di una parte importante della nostra vita: una persona cara (perché finisce una relazione o perché la persona viene a mancare), un’esperienza alla quale siamo stati legati per lungo tempo (es. un ciclo di studi, un lavoro, un progetto, la vita in un determinato luogo), un’immagine di noi stessi (es. io persona sportiva che, dopo un infortunio, non posso più praticare sport).

L’elaborazione del lutto è il processo di adattamento ad un cambiamento che ci porta a creare un nuovo equilibrio con il contesto di vita. Inoltre, se riguarda la perdita di una persona cara (effettiva o potenziale, perché magari si è ammalata), ci mette a confronto con una minaccia di cui poco si parla nella nostra cultura: la morte. Una eventualità che difficilmente prendiamo in considerazione e che, anzi, tendiamo a oscurare mentre viviamo la nostra vita, facciamo progetti, guardiamo al futuro.

Il lutto come cambiamento

Il processo del lutto consiste nell’adattamento ad un contesto cambiato in un modo che, il più delle volte, non abbiamo desiderato. È una condizione che inevitabilmente porta con sé forti emozioni, fra cui:

  • Rabbia: perché non volevamo questo cambiamento e vorremmo tornare alla situazione precedente;
  • Tristezza: perché ci manca la persona o la situazione che non c’è più;
  • Paura: perché senza quella persona o situazione siamo rimasti privi di un punto di riferimento, e ci sentiamo incerti nell’immaginarci nel futuro senza di esso.

Anche quando si tratta della fine di un’esperienza che abbiamo desiderato (es. la fine della scuola, la laurea, un lavoro lasciato per un altro) possono esserci vissuti di tristezza e malinconia, legati al fatto di lasciare andare qualcosa di noi, perdere la presenza di certe persone nel nostro quotidiano, cambiare abitudini e routine a cui siamo abituati.

Il lutto e la sua elaborazione

È diffusissima la teorizzazione delle cinque fasi di elaborazione del lutto della dott.ssa Kubler-Ross, frutto della sua esperienza clinica e scientifica. Secondo questo modello l’elaborazione del lutto procede secondo cinque fasi:

  • Negazione “non è possibile che accada o che sia accaduto”
  • Rabbia “perché proprio a me?”
  • Contrattazione “d’ora in avanti prometto che…”
  • Depressione “sono triste, perché preoccuparsi di qualcosa? Non mi importa più niente”
  • Accettazione “posso andare avanti anche se…”

È una teoria di riferimento molto utile per descrivere il lutto da un punto di vista scientifico, meno per chi cerca di dare un senso alla propria personale esperienza del lutto, perché si è erroneamente portati a pensare che queste fasi debbano essere sequenziali, quando nemmeno l’autrice la pensava in questo modo. Il vissuto che consegue ad un lutto è un insieme sfumato di tante emozioni sovrapposte, è un alternarsi di momenti di rabbia e di forte tristezza, di tentativi di accettazione e bisogno di far finta che nulla sia avvenuto (negazione).  È solo osservando il lutto dall’esterno o a posteriori che, in linea di principio, si piò trovare un riscontro di questo modello nella propria esperienza. Il vissuto del lutto è sfaccettato, multiforme, fatto di sfumature e anche di sentimenti contrapposti, come qualsiasi altra esperienza umana.  Non si possono distinguere in modo netto fasi e sentimenti: anche a distanza di molti anni da una perdita subita può rimanere un vissuto di rabbia o di tristezza in relazione ad un cambiamento che, in linea di massima, si è arrivati ad accettare.

Il lutto in psicoterapia della Gestalt

Il lutto è un cambiamento nella condizione esistenziale e, in quanto tale, comporta la necessità di un riassetto nel quotidiano e nel senso che la persona attribuisce alla propria esperienza.

Il lutto comporta l’interruzione (attesa o improvvisa) di relazioni con persone e situazioni. In Gestalt si chiama gestalt inconclusa una situazione che è rimasta come sospesa, non ha trovato una propria conclusione e ci ha lasciato in mano dei ricordi con una carica emotiva tale da portarci a riviverla come se fosse attuale. Sono in genere situazioni nelle quali abbiamo provato un’emozione (es. rabbia, senso di umiliazione, vergogna, paura, senso di abbandono), ma non abbiamo avuto la possibilità o la capacità di riconoscerla ed esprimerla. Le gestalt inconcluse possono impedire di vivere serenamente l’esistenza perché sono tracce del passato che riecheggiano dentro di noi, influenzando le nostre scelte attuali.

Se facciamo l’esempio della perdita di una persona cara, una gestalt inconclusa relativa ad una situazione in cui ci siamo fortemente arrabbiati con quella persona potrebbe portarci, oggi, a non riuscire a vivere serenamente il distacco, perché proviamo senso di colpa o un forte rammarico.

Chiudere i conti con il passato e ritrovare pace

Per spiegare meglio il senso di una gestalt inconclusa, riporto un brano tratto dal libro di I. Yalom “Il senso della vita”, dove l’autore (un importante psicoterapeuta americano) parla del suo rapporto con la madre:

“Come invidio gli amici che hanno avuto madri amorevoli, gentili, capaci di sostenerli. E quanto mi sembra strano che non siano legati a queste madri, che non telefonino o le vadano a trovare, o le sognino, o non pensino a loro di frequente. Io invece devo depurare la mente dal pensiero di mia madre più volte al giorno, e anche adesso, dieci anni dopo la sua morte, per riflesso condizionato mi capita di allungare la mano verso il telefono per chiamarla. Oh, riesco a capire tutto ciò da un punto di vista intellettuale. Tengo anche conferenze su questo fenomeno. Spiego ai miei pazienti che per bambini vittime di abusi è difficile liberarsi dalle proprie famiglie disfunzionali; al contrario si cresce e ci si allontana con minori conflitti da genitori bravi e amorevoli. Dopotutto non è il compito di ogni buon genitore quello di mettere il proprio figlio in condizioni di lasciare la propria casa?”

In casi come questo è necessario riprendere il dialogo con la persona e con ciò che di lei portiamo dentro di noi, per lasciar fluire le emozioni e costruire un nuovo equilibrio, funzionale a una maggiore serenità interiore.

Cosa prevede un percorso per l’elaborazione del lutto?

Nella psicoterapia della Gestalt fenomenologico-esistenziale il lutto viene affrontato da diversi punti di osservazione.

Dal punto di vista dell’esistenza della persona, è importante aiutare chi ha subito il tutto a definire un senso per la condizione di vita creata da questo cambiamento, a arrivare ad un nuovo modo di approcciare alla propria esistenza coerente con quanto avvenuto.

Dal punto di vista delle relazioni interrotte (specialmente se stiamo parlando di un lutto legato alla perdita di una persona cara) è utile portare a compimento il dialogo con le figure coinvolte nella situazione di lutto, trovando un nuovo modo per amarle e giungendo al compimento le gestalt rimaste inconcluse. Ciò significa individuare le emozioni che proviamo verso quella o quelle persone ed avviare un dialogo interiore che permetta di esprimere ciò che non è stato comunicato (perché è mancato tempo o perché si è scelto di tenerlo per sé) lasciando andare le emozioni che, se trattenute o ignorate, rimangono presenti e impediscono di vivere serenamente il ricordo.

Se vuoi intraprendere un percorso di counseling psicologico o di psicoterapia per elaborare un lutto, o se vuoi ulteriori informazioni, puoi contattarmi ai recapiti che trovi qui.

lutto

Bibliografia

Campione F. (2012) Lutto e desiderio. Teoria e clinica del lutto, Armando Editore.

Clarkson P. (1992) Gestalt Counseling. Per una consulenza psicologica proattiva nella relazione d’aiuto, Sovera.

Kimura B. (2013) Tra. Per una fenomenologia dell’incontro, Il pozzo di Giacobbe.

Kubler Ross (1984) La morte e il morire, Cittadella Editrice.

Mazzei S. (2017) Si salvi chi può, Istituto Gestalt e Body Work.

Mucchielli R. (1987) Apprendere il counseling, Erickson.

Naranjo C. (1996) Carattere e nevrosi. L’enneagramma dei tipi psicologici. Astrolabio.

Naranjo C. (1989) Teoria della tecnica Gestalt, Melusina Editore.

Perls F. (1995) L’Io la fame e l’aggressività, Franco Angeli ed. 1995.

Perls F., Hefferline R. F. e Goodman P. (1997) Teoria e pratica della terapia della Gestalt. Vitalià e accrescimento nella personalità umana, Astrolabio.

Perls F. (1980) La terapia gestaltica parola per parola, Astrolabio.

Perls F. (2006) Qui e ora. Psicoterapia autobiografia,  Sovera.

Perls F. (1977) L’approccio della Gestalt. Testimone oculare della terapia,  Astrolabio.

Perls F. e Baumgardner P. (1983) L’eredità di Perls. Doni dal lago Cowichan, Astrolabio.

Polster E. (1988) Ogni vita merita un romanzo. Quando raccontarsi è terapia, Astrolabio.

Polster E., Polster M. (1986) Terapia della Gestalt integrata. Profili di teoria e pratica, Giuffrè Editore.

Quattrini G. P. (2011) Per una psicoterapia fenomenologico-esistenziale, Giunti.

Quattrini G. P. (2007) Fenomenologia dell’esperienza. Lezioni di Gestalt a orientamento fenomenologico esistenziale, Zephyro Edizioni.

Shutzenberger A. A. (2004) La sindrome degli antenati. Psicoterapia transgenerazionale e i legami nascosti nell’albero genealogico, Di Renzo Editore.

Simkin S. (1978) Brevi lezioni di Gestalt, Borla.

Yalom I. (2016) Il senso della vita, Neri Pozza.

Zinker J. (2002)  Processi creativi in psicoterapia della Gestalt, Franco Angeli.