Psicoterapia della Gestalt: cosa succede quando rallentiamo

emozioni quando rallentiamo

Cosa succede quando rallentiamo le nostre vite? Una conseguenza è che iniziamo ad ascoltare le emozioni. Molti di noi (mi ci metto anche io) hanno vite frenetiche, basate su impegni quotidiani, risultati da raggiungere, cose da concludere, persone di cui occuparsi, eccetera eccetera. Quando ci troviamo costretti a rallentare, a rimanere fermi, a cambiare lo scopo delle nostre giornate, ed ecco che le emozioni si fanno sentire: la paura per la salute o per il futuro, la noia, la frustrazione per l’essere costretti in casa, la tristezza per non poter vedere le persone care, e anche qualche momento di gioia (mi viene in mente Tonino Carotone “felicità e momenti e futuro incerto”).

In questa vita diversa, fuori dal tempo, ho letto un racconto di Jorge Bucay, uno psicoterapeuta della gestalt, tratta dal suo libro “Raccontami, storie per imparare a conoscersi”.  È una storia che racconta perché andiamo di corsa e cosa succede quando rallentiamo, così ho deciso di riportarne uno stralcio a beneficio di tutti.

La tristezza e la furia

[…] In un regno magico, dove le cose intangibili diventano concrete… c’era una volta… uno stagno meraviglioso. […]

A quello stagno magico e trasparente si avvicinarono in buona compagnia la tristezza e la furia, per fare il bagno. Entrambe si tolsero gli abiti e nude entrarono nello stagno. La furia, frettolosa (com’è sempre la furia), velocissima – senza sapere il perché – si tuffò rapidamente e ancora più rapidamente uscì dall’acqua…

Ma la furia è cieca, o comunque non distingue chiaramente la realtà, così, nuda e  frettolosa, uscendo dallo stagno si infilò i primi vestiti che trovò… e successe che quei vestiti non erano i suoi, ma quelli della tristezza… e così, vestita da tristezza, la furia se ne andò.

Con grande calma, serena, sempre disponibile a rimanere nel luogo in cui si trova, la tristezza finì di farsi il bagno e senza fretta (o meglio, senza la consapevolezza del passare del tempo), con lenta pigrizia riemerse dallo stagno.

Sulla riva si accorse che i suoi vestiti non c’erano più. Come sappiamo tutti, se c’è qualcosa che non piace alla tristezza è mettersi a nudo, così indossò gli unici abiti che c’erano vicino allo stagno, gli abiti della furia.

Si narra che da allora ci capita sovente di incontrare la furia, cieca, crudele, terribile e iraconda, ma se ci prendiamo il tempo di osservarla bene, scopriamo che la furia che vediamo è soltanto una maschera, e dietro la maschera della furia in realtà… si cela la tristezza.

 

Fonte immagini: Pixabay – immagini libere da copyright