Paura e ansia: differenze e similitudini

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Paura e ansia sono stati emotivi molto vicini fra loro, benché vi siano delle differenze.

La paura è una delle emozioni fondamentali di cui dispone il nostro organismo e, come ogni emozione, è una reazione immediata e spontanea di fronte a situazioni che viviamo nella nostra vita.

Come abbiamo già detto a proposito della rabbia, le emozioni sono reazioni istintive e non è possibile gestirle, dal momento che non siamo in grado di evitare di provare una determinata emozione.

Ciò che è possibile fare è riconoscere l’emozione, accettarla, accogliere il suo messaggio e indirizzare il nostro comportamento di conseguenza.

Paura e ansia: due parenti molto strette

La paura è forse l’emozione più importante per la sopravvivenza: ci comunica che dobbiamo fare attenzione ad un pericolo. Ha lo scopo di metterci in allerta e prepararci ad una reazione utile a difenderci.

L’ansia è un derivato della paura, potremmo quasi dire una figlia. Si tratta di una condizione psichica e fisiologica che corrisponde alla risposta dell’organismo a una paura che riguarda il futuro o a pericoli non immediatamente percepibili.

Di fronte a un’emergenza tangibile proviamo paura (es. un terremoto, un incendio, una rapina, una ferita), mentre l’ansia riguarda pericoli non effettivi ma attesi, immaginati. Ad esempio: chi prova ansia quando sale su un aereo ha il timore che possa cadere, ma questo pericolo si trova solo nella sua immaginazione.

Non è detto che siamo consapevoli della causa che scatena l’ansia: anzi, spesso le persone hanno necessità di rivolgersi al supporto psicologico proprio per individuare le radici della propria difficoltà. L’ansia infatti può portare a diverse conseguenze difficili da gestire come insonnia, stati di allerta, vertigini, disorientamento, palpitazioni, dolori gastro-intestinali.

Cosa accade quando proviamo paura

La paura si manifesta nel corpo in modo visibile.  Nel volto possiamo osservare: occhi spalancati, sopracciglia e palpebre superiori alzate, palpebra inferiore tesa, bocca aperta e labbra tese stirate all’indietro.

Negli animali, la paura comporta tre reazioni tipiche: attacco, fuga o blocco. La stessa cosa accade negli esseri umani. La paura ci può portare a diventare aggressivi o a sfuggire da ciò che ci impaurisce, o ancora a non riuscire a decidere come comportarci (e quindi andare in blocco).

La paura è un’emozione sgradita: la stessa idea di provare paura ci impaurisce.

A livello culturale la paura è bandita, specialmente rispetto all’universo maschile, al quale vengono attribuiti stereotipi sociali che puntano all’espressione del coraggio. Un uomo che provi paura sembra perdere di virilità. Si tratta ovviamente di un preconcetto culturale figlio di una approssimazione sbagliata e controproducente per tutti. Ciascuno di noi prova paura, e questa emozione deve essere legittimata in quanto segno della nostra umanità.

Per contro possiamo provare un senso di appagamento vivendo situazioni che portano a provare paura. Ne sono un esempio certi sport o esperienze estreme, o il salire sulle montagne russe, o il guardare i film horror. L’adrenalina che produce lo stato di allerta dà una sferzata di vitalità che, per alcuni, costituisce piacere.

Quell’ansia che non vogliamo chiamare paura

Molte persone accettano di provare ansia giudicandola come una malattia, qualcosa di cui non sono responsabili. Hanno molta più difficoltà, invece, ad ammettere che l’ansia possa essere il frutto di proprie paure. Anche se può essere faticoso fare i conti con i propri timori, la cosa migliore che può fare una persona che vive nell’ansia è accettare di vivere una difficoltà e chiedere aiuto.

Il supporto farmacologico può essere un sollievo, ma non è detto che sia la soluzione migliore sul lungo termine. Gli ansiolitici, infatti, riducono gli effetti sgraditi dell’ansia, ma non sono in grado di risolvere le questioni personali che portano l’individuo a svilupparla. Ciò significa che, mentre agiscono efficacemente e in modo immediato sul corpo, non sono una medicina per l’anima.

Gli ansiolitici sono tra i farmaci più venduti in Italia. Spesso le persone li assumono su consiglio del medico senza nemmeno rendersi conto di assumere psicofarmaci. Oppure cercano per l’ansia soluzioni auto-prescritte, “da banco”, come alcuni integratori di cui vediamo la pubblicità anche sui media, e che danno l’impressione di un rimedio pronto e veloce.

Da parte mia, senza in alcun modo demonizzare l’uso di psicofarmaci, suggerisco di affiancare un percorso psicologico per costruire una migliore consapevolezza di sé e trovare risposte alle cause dei propri disagi. Lavorare su di sé può essere oneroso da diversi punti di vista, ma consente una crescita dagli effetti duraturi e pervasivi per l’intera persona.

Come essere consapevoli della paura

Il contatto con le proprie emozioni è un passaggio fondamentale per potersi conoscere e per trovare le risposte più adatte a migliorare la propria vita.

L’approccio della psicoterapia della Gestalt prevede una attenzione imprescindibile al mondo emotivo delle persone. Lo stato emotivo viene considerato non solo come l’esito di determinati pensieri, ma anche come una condizione esistenziale che affonda le sue radici nel modo di vivere e di sentire della persona. Non a caso, una delle domande più frequenti che una terapeuta della Gestalt rivolge ai propri clienti è: che effetto ti fa?

Per questo motivo, prima ancora che trovare delle soluzioni all’ansia o alla paura è necessario attribuire un significato a questi vissuti. Questo può essere fatto attraverso la parola, dando voce all’emozione. Ma anche attraverso l’uso di metafore: sogni, immagini, disegni, musica, forme teatrali che permettano alla persona di trovare un contatto immediato con la propria intimità.

Ad una persona che si muova da sola nella esplorazione di sé consiglierei di cercare un momento di relax, a contatto con sé stessa, e di immergersi nelle proprie emozioni definendole con simboli, gesti e parole.

Entrare in contatto con le emozioni, riconoscerle, dare loro un nome significa anche potenziare la propria intelligenza emotiva.

Se ti senti difficoltà nel gestire la paura e non riesci a trovare le strategie giuste, può esserti utile lavorare su di te con l’aiuto di una consulente esperta.

Se vuoi intraprendere un percorso di counseling psicologico o di psicoterapia, o se vuoi ulteriori informazioni, puoi contattarmi ai recapiti che trovi qui.

Fonte immagini: Pixabay – immagini libere da copyright

Autore della foto Kellepics