Il diritto di contare e le donne nella scienza

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“Il diritto di contare” è un film che racconta gli stereotipi sociali che limitano le donne nella scienza, per la loro appartenenza di genere o anche del colore della pelle. Sebbene sia ambientato negli anni sessanta, è ancora molto attuale. Non a caso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha istituto di recente una Giornata mondiale delle donne e delle ragazze nella scienza, che si celebra l’11 febbraio di ogni anno.

Infatti, i condizionamenti sociali vedono ancora le donne come soggetti da orientare a lavori di cura, basati sulla comunicazione e non certo sui numeri o il ragionamento astratto. Eppure, basta guardare in casa nostra per avere degli esempi davvero notevoli di donne capaci di realizzare successi nei settori della tecnologia e della scienza: Samantha Cristoforetti, Rita Levi Montalcini, Margherita Hack, solo per citare i nomi più famosi.

La trama

Siamo negli USA ad inizio anni sessanta. La corsa allo spazio è in pieno sviluppo e il programma spaziale americano è oggetto di grande attenzione a livello politico e sociale. Gli Stati Uniti vogliono a tutti i costi superare i successi sovietici in questo settore.

Tre matematiche afroamericane fanno parte di una task forse finalizzata ad accelerare le iniziative spaziali. Le loro capacità sono notevoli, eppure devono fare i conti con una società che le vuole segregate sia per colore che per la loro appartenenza di genere. Nonostante questo, riusciranno ad ottenere successo.

La rilettura psicologica

Dal punto di vista sociale, il film è uno spaccato sulla vita delle donne e degli afroamericani negli anni sessanta. Ma non solo.

Alcune scene sono davvero attuali, come quella in cui una delle matematiche si deve imporre per ottenere che il suo nome compaia su un documento basato sui suoi calcoli. Oppure quello in cui una capoufficio (leader ovviamente di una unità composta di sole donne di colore) ottiene di preservare il lavoro per sé e per il suo team solo dopo aver dimostrato di essere in grado di risolvere un problema apparentemente impossibile.

Questi momenti del film sono emblematici della necessità, per le donne, di correre due volte in più per vedersi riconoscere gli stessi meriti dei colleghi uomini. Si presume che una donna sia meno capace, per cui deve dimostrare delle capacità eccezionali per ottenere fiducia.

È questo meccanismo che è alla base dei fenomeni del tetto di cristallo (ovvero l’inaccessibilità di posizioni di potere per le donne), o del differenziale salariale di genere (cioè la condizione per cui le donne, a parità di ruolo, ottengono un riconoscimento economico inferiore agli uomini).

Dal punto di vista delle loro storie personali, le protagoniste del film sono degli esempi di responsabilità, tenacia, perseveranza, passione e determinazione. Sono capaci di sopportare lo stress e di esprimere grinta. Sono anche assertive nella comunicazione, non si lasciano prevaricare, nonostante le difficoltà.

Sono un bellissimo esempio di leadership femminile.

Emozioni: rabbia

In questo film la rabbia è sempre presente. Ma non dobbiamo subito pensare all’accezione negativa di questa emozione: non si tratta di diventare aggressivi verso gli altri.

La rabbia è la spinta vitale che ci permette di conquistare ciò che riteniamo di meritare. È la forza che emerge in noi quando sentiamo di aver subito o vediamo subire un’ingiustizia. Un’energia che sostiene la determinazione e permette di sopportare la fatica. La rabbia, in questi casi, muove verso l’azione, permette di prendere coraggio e di affermare il diritto a un riconoscimento.

La rabbia è un’emozione che, tendenzialmente, viene censurata durante l’educazione femminile: la donna deve corrispondere al modello di maternità, di ascolto e dolcezza. Lo spazio per l’auto-affermazione viene limitato. Questo film è un esempio di come la rabbia possa essere una risorsa fondamentale per le donne, per sostenerle nella loro realizzazione personale e professionale.

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Il diritto di contare” è un film USA del 2016 diretto da Theodore Melfi.

Per un approfondimento sul tema della psicologia femminile, visita questa pagina.

Fonte immagini: Pixabay – immagini libere da copyright