Cinema e psicologia – Marx può aspettare

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Marx può aspettare” è l’ultimo di film di Marco Bellocchio. È un documentario dedicato al fratello gemello Camillo, che si è tolto la vita nel lontano 1968, ma è anche la rappresentazione di una famiglia e un resoconto sul cinema del regista. Per chi ama e conosce la filmografia di Bellocchio, infatti, sarà possibile trovare il fil rouge che collega la sua storia di vita personale e familiare ad alcuni momenti della sua produzione cinematografica.

La trama

Ci troviamo di fronte ad una sorta di inchiesta giornalistica in famiglia, a cui partecipano anche persone vicine ai protagonisti ed alcuni esperti esterni (come lo psichiatra Cancrini o un padre gesuita). Nonostante la ricerca e una ricostruzione accurata dei fatti, il film ci lascia con un dubbio irrisolto: non sapremo infatti quali siano state le ragioni che hanno condotto Camillo al suicidio, e probabilmente è giusto così. Perché solo Camillo, forse, ha conosciuto le proprie motivazioni. Non esistono verità storiche, religiose, psicologiche per una scelta di questo genere, ma solo il senso che l’individuo può dare a questo atto finale. E il senso che, chi rimane, si ritrova costretto a riconoscere per accettare questo tragico lutto.

La rilettura psicologica

Lungi dal voler dare un’interpretazione sui motivi del gesto di Camillo, ciò che mi sembra più interessante da un punto di vista psicologico è proprio l’intreccio familiare. Quello che in Gestalt si riassume nella locuzione “il tutto è più della somma delle parti”: la famiglia Bellocchio non è la semplice somma delle diverse individualità espresse da padre, madre e fratelli, ma è il risultato delle relazioni che si stabiliscono tra i singoli e tra i singoli e l’insieme complessivo.  

La famiglia come sistema

La famiglia è dunque un sistema, un insieme, un campo entro il quale si muovono diversi individui, ciascuno con le proprie caratteristiche e con le proprie motivazioni. Si stabiliscono dei rapporti di forza, delle relazioni basate sul provare sentimenti positivi o negativi, che permettono all’insieme in sé di mantenersi unito. Di costituire, appunto, la famiglia.

Ciascuno dei componenti sviluppa la propria identità nel senso di appartenenza alla famiglia e, contemporaneamente, nella differenziazione dalla stessa e dai suoi membri. Ed è proprio nella possibilità di differenziarsi e di riconoscersi delle proprie qualità che si costruisce l’immagine di sé, sulla base della quale si sviluppa l’autostima della persona.

Così, tra i fratelli e sorelle Bellocchio ci sono gli elementi che si distinguono in quanto bisognosi di aiuto, quelli che ottengono il riconoscimento di intellettuali di successo, coloro che scelgono una strada meno visibile ma sufficientemente serena e Camillo che, a quanto pare, dietro una facciata di equilibrio vive nell’indecisione e nella difficoltà del trovare un proprio posto nella famiglia e nel mondo.

La relazione in Gestalt

Ciascuno ha un proprio modo di raccontare Camillo, ogni fratello e sorella ne ha colto un aspetto, aggiunge una traccia di memoria che dipende da ciò che ha osservato, da quello che lo ha colpito, dalle confidenze che ha ricevuto. Non sempre queste tracce sono coerenti con quelle colte dagli altri.

Questo ci conferma quanto teorizzato nell’approccio della Gestalt, ovvero che noi non ci relazioniamo veramente con l’altro, ma con la percezione che abbiamo dell’altro. Ogni persona che entra a far parte della nostra vita corrisponde ad una rappresentazione mentale personale, che è fatta da dati oggettivi sull’altro, ma soprattutto dalla nostra interpretazione di ciò che osserviamo. Non possediamo una verità assoluta su nessun altro, e proprio per questo è fondamentale coltivare l’ascolto.

Così Camillo rimane, per tutti, il fratello più debole, quello che il gruppo non è riuscito a sostenere. Ma nello stesso tempo è un Camillo diverso per ogni componente della famiglia.

Emozioni: tristezza, dolore, rabbia

“Marx può aspettare” è un film sul lutto e in quanto tale ci porta in una dimensione di dolore e di rabbia.

Aleggia nel racconto il senso di colpa, un sentimento molto comune nei familiari e nelle persone vicine ad un suicida. Rimane la sensazione di non aver saputo aiutare, di non essere stati abbastanza attenti o presenti.

Un esercizio di osservazione

Credo che la visione di questa pellicola sia molto utile per imparare ad assumere un punto di vista esterno rispetto al proprio nucleo familiare. Dopo averlo visto, puoi provare a rispondere a queste domande: Cosa accadrebbe se qualcuno volesse ricostruire i legami all’interno del tuo contesto familiare? Come definiresti il tuo nucleo di provenienza? Che tipo di relazioni ci sono tra le persone? Cosa racconterebbero di te i tuoi parenti, o cosa racconteresti tu su di loro?

“Marx può aspettare” è un film italiano del 2021 scritto e diretto da Marco Bellocchio. Se vuoi saperne di più, visita la pagina di Wikipedia.

Se ti interessa un approfondimento sul tema del lutto, visita questa pagina.