Cinema e psicologia – Un affare di famiglia

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“Un affare di famiglia” è un film intrigante e pieno di colpi di scena. Si presta a diverse riletture sul piano psicologico perché parla di rapporti famigliari, di amore, di ipocrisie, di astuzie e compromessi. Ho scelto di concentrarmi sul tema dell’ascolto, perché l’esperienza che ho vissuto guardando questo film è stata di un cambio di prospettive inatteso e radicale, ed è questo l’aspetto che mi ha colpito di più della pellicola.

La trama

All’inizio del film, un padre e il figlioletto hanno appena commesso un furto in un supermercato. Rientrando verso casa trovano una bambina sola, apparentemente abbandonata. Decidono di prenderla con loro.

Il contesto familiare è composto da madre, padre, nonna, una figlia adolescente, il ragazzino che ha commesso il furto. Tutti insieme vivono in un piccolo appartamento. Sembrano poveri, quasi accampati, ma tutto sommato danno l’idea di una famiglia salda e capace di accogliere con generosità un elemento esterno. Eppure…

La rilettura psicologica

Non voglio spoilerare il film perché sarebbe davvero un peccato per chi ancora non lo ha visto. Per questo motivo cercherò di dare una rilettura utile per chi lo conosce o per chi si appresta a vederlo, senza anticipare i contenuti di ciò che accade.

La nostra mente lavora per schemi: per facilitare e velocizzare i processi di ragionamento, adottiamo delle semplificazioni che ci permettono di chiarire immediatamente una situazione sulla base di alcuni elementi.

Come sostiene Marianella Sclavi rispetto al processo di ascolto durante una conversazione “ogni volta che qualcuno inizia una frase, incominciamo immediatamente a produrre congetture sul significato dell’intera enunciazione e man mano che va avanti modifichiamo sia la nostra interpretazione delle singole parole che il senso complessivo quel tanto che è necessario perché la nostra interpretazione rimanga plausibile” (p. 98).

La stessa cosa accade mentre guardiamo un film: vediamo un uomo adulto insieme ad un bambino, immediatamente pensiamo che siano parenti. Ad esempio, che l’uomo sia il padre o il nonno, in relazione alla differenza di età anagrafica fra i due soggetti. Se poi emergono elementi che ci dicono che l’uomo non è il padre, penseremo che sia qualcuno a cui il bambino è stato affidato da genitori: un parente, un amico di famiglia, un baby sitter, un insegnante/educatore, un assistente sociale, e così via, fino a che troveremo elementi tali da disconfermare ulteriormente le nostre ipotesi.

Ascolto e ascolto attivo

Ascoltare significa cogliere ciò che l’altro esprime e comprenderlo. Quando ascoltiamo utilizziamo inevitabilmente i nostri schemi e i nostri valori di riferimento. Come ha spiegato Sclavi, è con la nostra interpretazione che diamo un senso ai singoli elementi che cogliamo in un discorso.

Esercitare l’ascolto attivo significa mettere in atto una serie di esercizi di sospensione di questi schemi e idee preconcette, per poter osservare e cogliere gli schemi dell’altro e quindi comprenderlo non attraverso il nostro modo di osservare il mondo, ma attraverso il suo. Possiamo parlare in questo senso di esercitare l’exotopia, termine coniato dal critico letterario Bachtin, ovvero un esercizio mentale che permette di spostare il proprio punto di vista per acquisire quello dell’altro. Non si tratta di entrare in empatia, e quindi di sintonizzarsi sulle emozioni dell’altro, ma di fare uno sforzo mentale per cogliere e comprendere i suoi riferimenti, i suoi schemi, i suoi valori.

Se avrete modo di vedere il film, vi renderete conto di come la rilettura della situazione cambierà man mano che acquisirete elementi. Alla fine vi ritroverete con una rilettura dei personaggi e del loro sistema di vita completamente diversa da quando eravate nelle prime scene.

Emozione: sorpresa

L’emozione che ho trovato più significativa nel guardare il film è la sorpresa.  

La sorpresa è l’emozione che proviamo quando accade qualcosa di non prevedibile, non scontato, poco coerente con le aspettative, nuovo. Questo film, con il suo ribaltamento di punto di vista, porta proprio a confrontarsi con l’inatteso.

Una pellicola veramente significativo, che non a caso ha ricevuto diversi premi.

 

 

“Un affare di famiglia” è un film giapponese del 2018 diretto da Hirokazu Kore’eda. Se vuoi saperne di più, visita la pagina di Wikipedia.

 

Bibliografia

Bachtin M. (2000) L’autore e l’eroe. Teoria letteraria e scienze umane, Einaudi.

Sclavi M. (2003) Arte di ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte, Bruno Mondadori.